Labuan Bajo – Alla scoperta dell’isola di Flores

La nostra avventura indonesiana continua a sorprenderci e cambia forma ogni giorno. Non ci fermiamo mai, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire ad aspettarci.

Questa volta ci troviamo a Labuan Bajo, piccola cittadina sul mare nella costa ovest di Flores. La cittadina in sé è quasi un villaggio, le strade a mala pena sono asfaltate e non ostenta una cura particolare del territorio. Il traffico per le strade è massiccio ad ogni ora e tutte le attività commerciali presenti sulla via principale chiudono solo a tarda serata. A primo impatto non gli daresti due lire, ma nasconde un enorme potenziale proprio dietro l’angolo. Qui trovi una buona scelta di combinazioni e tutto quello che serve per esplorare. Barche, driver, motorini a noleggio, un numero incalcolabile di agenzie per il turismo. I collegamenti da qui alle isole sono resi semplicissimi da molte barche che ogni giorno vanno in direzioni differenti. Alcune si recano verso Komodo, altre verso Rinca e le altre isole nei paraggi di Flores. Puoi scoprire la nostra esperienza di Komodo insieme a info utili e costi in questo articolo.

Oggi percorreremo invece i sentieri dell’entroterra dell’isola di Flores, alla scoperta della sua anima più vera.

LE DESTINAZIONI

La partenza è alle 7:30 per raggiungere 3 destinazioni. La nostra prima tappa sarà la cascata Cunca Wulang (si pronuncia Ciuncia); poi passeremo dal caratteristico Villaggio Melo, dove una antica comunità indonesiana conserva ancora le tradizioni; e chiuderemo il giro con le Mirror Cave, più vicine a Labuan Bajo.
Per via della poca confidenza con le strade (e per le difficoltà che esse possono rappresentare), abbiamo preso un driver che ci possa portare in giro. Prezzo concordato 900.000IDR, circa 55€. Il driver sarà a disposizione tutto il giorno solo per noi, il che rende le cose parecchio più semplici. Avremmo potuto dividere la tratta con altri visitatori ma non sempre riesci a trovare qualcuno che voglia o possa fare le stesse attrazioni lo stesso giorno. In ogni caso in questo genere di accordo c’è posto fino a 4 passeggeri, inclusi nello stesso prezzo.
Il nostro driver si chiama Frentzen, e lo abbiamo trovato grazie alla compagnia con cui abbiamo trattato in questi giorni. Sono gentili e hanno prezzi molto ragionevoli. E non ci hanno deluso nelle altre attrazioni. Se vuoi un punto di riferimento li trovi a questo link.

La realtà di Flores

Già nei primi kilometri fuori dalla cittadina di Labuan Bajo vediamo con i nostri occhi la realtà dell’isola di Flores. La gente vive in baracche, a ridosso dei campi di riso disseminati qui e li. Mille sono le case con lavori in corso, che sembrano durare da 100 anni. Tutto è immerso in un pastone di terra e fango, bambini scalzi che rincorrono pulcini e donne in velo che ti salutano mentre passi in auto.

Piccole botteghe arrangiate offrono beni di prima necessità sul ciglio della strada. Ognuno di questi espone delle bottiglie di plastica dal contenuto giallino. Ci chiediamo cos’è, sembrerebbe una bevanda tipica. Frentzen ci spiega che è Sopì (a Bali lo chiamano Arak), un distillato ottenuto dalla palma. Loro lo chiamano ‘il vino di palma’. Non sappiamo ancora che fra poco finiremo per assaggiarlo in uno dei posti più strani che abbiamo visto fin’ora. Più avanti ci sono altre bottiglie dal contenuto più giallo. Quello è petrolio, per i mille viandanti che in motorino attraversano queste strade. Dove altrimenti non troveresti mai del carburante.

Scalando Flores

flores indonesia
La vista panoramica di Flores – Indonesia

La strada per raggiungere le cascate sembra scavata sul fianco della montagna. Ed in effetti poco dopo ci rendiamo conto che in realtà è così. Più saliamo più i tornanti si fanno intensi, e il livello sale di 10 metri ad ogni curva. Osserviamo sgomenti fuori dai finestrini la vista che si fa sempre più lunga. Da qui riusciamo a vedere le isole, e i primi raggi del sole illuminano l’Oceano facendolo luccicare.

Lungo il percorso incontriamo gruppi di uomini a bordo di mezzi di trasporto arrangiati che si spostano verso i luoghi di lavoro.

Viaggiano in 8 o 10 su camion pieni di materiali, accomodandosi fra i sacchi o con i piedi penzoloni fuori dai cassoni. Alcuni siedono sopra l’abitacolo, all’esterno del mezzo, probabilmente assaporando la brezza mattutina (e anche le curve).

Qui non esiste il concetto di rischio. Semplicemente non ci pensano. Si arrampicano ovunque, si spremono per entrarci, saltano, scalano. Il tutto scalzi, o se va bene in ciabatte. Non esistono cellulari di ultima generazione, nelle loro mani solo telefonini datati che a mala pena hanno lo schermo a colori.

CUNCA WULANG

cunca wulang
Immensi massi di roccia scavati dall’acqua – Cunca Wulang

Raggiungiamo il villaggio che accoglie la cascata Cunca Wulang e ci rendiamo subito conto di essere in un’altra realtà. Qui un gruppo di case fatte per lo più di bambù accoglie donne indaffarate nelle faccende e sciami di bambini che giocano. I bimbi ci salutano da lontano mentre passiamo in auto, ci corrono incontro quando ci fermiamo. Fra le grida di gioia e i sorrisi ci danno una speciale accoglienza e noi siamo già in preda alle emozioni.

L’ufficio ci assegna una guida locale, un omino sui 70 o 80, con l’aria di uno che nella vita le ha viste davvero tutte ma ne ha sempre tratto lezioni positive. È magro e ha solo 3 denti, ma gli sorridono gli occhi. Kotobushi ci stringe la mano e ci introduce con quelle 4 parole che conosce dell’inglese a quello che andremo a vedere.
Il costo di ingresso al parco è di 64.000IDR a persona, circa 4€.

Il percorso per raggiungere la cascata è un sentiero nella jungla. Non ci sono scalini ne passamano per la maggior parte della via. Solo radici e fango e tanta, tantissima umidità. Kotobushi taglia due rami robusti, ne fa due bastoni e ce li dona come aiuto per la camminata. Seguiamo un percorso battuto fra gli immensi alberi e piante di ogni tipo. Ci mostra la pianta del caffè, quella del cacao, un albero di vaniglia con i suoi fiori, immensi bambù. Il percorso procede fra rocce e vegetazione.

Lungo il cammino incontriamo gruppi di uomini che lavorano a delle scale in pietra, per facilitare la percorrenza del sentiero. Molti di loro trasportano sacchi di rocce sulle spalle, altri legano corde per attraversare da un punto all’altro. Tutti lavorano sodo nelle loro infradito, tutti ci salutano e sorridono al nostro passaggio. E ancora una volta ci rendiamo conto che questa gente ha tanto da insegnare.

La forza della natura

Raggiungiamo l’altro lato del parco dopo una buona mezz’ora di assoluta e perenne sudorazione. La cascata è enorme e si intravede soltanto perché coperta da un’enorme masso di roccia.
Ci tocca entrare in acqua per andare a vederla da vicino.

Unico problema, c’è uno strapiombo di 10 metri e qui le scale non sono state fatte apposta. Devi saltare. Cuore in gola nonostante la voglia di follia. Per cui sistemata la GoPro e raccolto il coraggio a due mani (che tuttavia non arriva), boom, si salta giù.

La cascata è enorme, alta 40 metri e con un’energia che fa paura. La corrente ti spinge verso le rocce e ti giostri tra fondali pieni di piccole rocce e passaggi dove a mala pena entrerebbe una persona. Lo spettacolo è mozzafiato.

Ci ricomponiamo dopo quasi 2 ore per ritornare all’auto dove Frentzen ci aspetta.

cocco fresco
Kotobushi all’opera – Cunca Wulang

Nella via di ritorno il sole si fa più insistente così ci fermiamo a metà strada per una breve sosta all’ombra. Kotobushi afferra la sua sciabola ed in 4 sicuri gesti ci prepara una noce di cocco da bere. Ce lo serve in cannuccia di bambù. Noi siamo sempre più stupiti e sorpresi come bambini alla vista di tanta praticità ed ingegno. L’acqua di cocco ci ristora in modo eccezionale. Bevuta tutta Kotobushi spacca il cocco metà e dalla sua buccia crea due cucchiai. Noi muti gustiamo fino all’ultimo boccone. Assaggiamo pure delle noci tipiche di questa zona, buone anche quelle.

IL VILLAGGIO MELO

Ancora un pò di cammino per ritornare al villaggio e partire verso la prossima destinazione. Il Villaggio Melo non è troppo distante da qui.

villaggio melo
Tradizioni e cultura al Villaggio Melo – Flores

All’ingresso il villaggio si presenta come una normale contrada. Ma quello che lo rende particolare giace dentro, nella casa più in alto della collina, nascosto agli occhi ignari.
Ciò che rende questo posto speciale è la tradizione che si porta dietro. La comunità di questo posto protrae ancora le usanze e i rituali di un tempo. Lo praticano per loro, lo praticano per i turisti, ce lo hanno talmente dentro che trasudano l’aria dei santoni.

Al nostro arrivo ci accolgono con una musica dal ritmo incalzante seguita da saluti e benvenuti. Tengono in alta considerazione i turisti e sono felici di poter dimostrare il valore che danno alla loro cultura.

In genere gli spettacoli devono essere organizzati in anticipo e hanno un costo di 1.800.000IDR, equivalenti a circa 115€.
In ogni caso ci invitano nella loro casa e ci offrono un bicchiere di Sopì, la loro bevanda tipica. Il sapore è secco e forte, ci dicono che ha un 35% di alcol. È buono, facciamo il bis. Loro sorridono.

Lo spettacolo tipico

Fortuna che da li a poco arrivano dei turisti per i quali era stato preparato uno spettacolo, per cui ci è dato di restare e assistere con una quota irrisoria, solo 300.000IDR, circa 20€.

villaggio melo flores
Lo spettacolo tipico del Villaggio Melo – Flores

Le danze sono particolarissime e piene di colore e azione.
Gli uomini lottano, le ancelle sfilano acclamando i vincitori, tutti insieme cantano per tenere unito il loro legame. I costumi sono buffi e goliardici, riproducono corni e battaglia, pendagli e sapienza.

Fra le lotte e le danze essi cantano, gridano, si esaltano e si placano al suono del flauto. È tutto un gioco dove la calma e l’energia creano un bilancio fatto di momenti, nei quali riviviamo la loro storia e le tradizioni più antiche.

Finito lo spettacolo, foto di gruppo e inchini di rispetto.

Siamo salutati da tutte le mani del villaggio. Da quelle adulte a quelle più piccole che spuntando da finestre, giardini e deboli recinsioni, e sono sempre accompagnate dai sorridi più genuini che abbiamo visto fin’ora.

BANTU CARAMI – MIRROR CAVE

Le Mirror Cave - Bantu Carami
Le Mirror Cave – Bantu Carami

Ci aspetta la prossima ed ultima destinazione, le Mirror Cave. Ci avviciniamo in questo modo di nuovo a Labuan Bajo.
Di conseguenza ci rifacciamo tutti i tornanti, con il bonus che Frentzen adesso si ferma qui e li per concederci degli scatti ad alta quota.

La vista è semplicemente mozzafiato.
Riusciamo a vedere un numero incalcolabile di isole, punte, pendii, il mare che tiene tutto al suo posto.
Il sole si abbassa preparandosi alla sua scomparsa e disegna delle ombre e delle linee nel cielo che tagliano le nuvole.
Rimaniamo qualche minuto a guardare quello scenario.

L’ingresso delle Mirror Cave, Bantu Carami, si presenta come un ex sito di ritrovo. Dei grossi chioschi creano una piazza dove un tempo ci si riuniva.
La quota di ingresso è di 20.000IDR a persona, circa 1,25€. Non c’è molto da camminare per fortuna, siamo già al pomeriggio e la giornata è stata intensa. Giusto un viale fiancheggiato da grossi bambù e siamo dentro.
La cava è grande e aperta, c’è luce tutto intorno.
La roccia disegna striature e fronzoli rigidi in quello che tanto tempo fa deve essere stato sommerso. Ma ora tutto è secco, polveroso, giacente. La visita ci prende pressappoco 20 minuti, giusto il tempo di contemplarne alcuni dettagli.

La conclusione della gita arriva con il nostro rientro a Labuan Bajo. Oggi ci siamo riempiti gli occhi di colore e stupore, saltato da altezze, bevuto di natura, affondato le mani in un mondo tutto nuovo. Abbiamo appena collezionato un’altra bellissima avventura.

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